Perché prima di una fiera dovresti fare due landing page
C’è un errore che molte aziende continuano a commettere quando si preparano a partecipare a una fiera, ed è un errore quasi invisibile, perché raramente viene percepito come tale.
Si investe nello stand, nell’allestimento, nei materiali, nelle brochure, nei visual, nei campioni, nella logistica, nei trasferimenti del team commerciale.
Si lavora per settimane, talvolta per mesi, per arrivare all’evento con tutto perfettamente in ordine.
Eppure, proprio nel momento in cui si concentra così tanta attenzione sulla presenza fisica, si trascura spesso ciò che rende quella presenza davvero efficace: la costruzione di un sistema capace di accompagnare il contatto prima, durante e dopo la fiera.
Perché una fiera, oggi, non è più soltanto uno spazio da presidiare, ma è un’occasione da orchestrare.
E per farlo bene non basta esserci: bisogna arrivarci preparati, raccogliere bene ciò che accade durante i giorni dell’evento e mettere il team nelle condizioni di non disperdere nulla una volta rientrati in azienda.
Il punto che molti sottovalutano
È per questo che, nella maggior parte dei casi, una sola landing page non è sufficiente. Ne servono due, con due obiettivi distinti e complementari.
La prima ha il compito di invitare, attrarre, portare traffico qualificato verso lo stand e trasformare un’intenzione vaga in un appuntamento concreto.
La seconda, invece, entra in gioco quando il contatto è già avvenuto e deve essere raccolto, ordinato, classificato e gestito in modo intelligente, così da non lasciare che una stretta di mano promettente si trasformi, qualche giorno dopo, in un’occasione persa.
Prima della fiera: creare intenzione
La prima landing page, quella che lavora prima della fiera, è spesso la più sottovalutata.
Eppure è proprio lì che si gioca una parte decisiva del risultato.
Molte aziende comunicano la loro partecipazione all’evento in modo generico: un post sui social, qualche email, forse una notizia sul sito, a volte un banner in homepage.
Tutto questo, però, raramente basta a creare una traiettoria chiara per chi legge.
Informare non significa convincere, e ancora meno significa attivare.
Una landing page dedicata, invece, concentra il messaggio, elimina le distrazioni e costruisce un invito preciso.
Non si limita a dire che l’azienda sarà presente in fiera: spiega perché valga la pena passare allo stand, cosa verrà presentato, quali novità potranno essere viste da vicino, quale vantaggio concreto può ottenere chi decide di prenotare un incontro o lasciare i propri dati prima dell’evento.
È un cambio di impostazione che può sembrare sottile, ma in realtà è profondo.
Perché sposta la comunicazione da un piano descrittivo a uno strategico. Non si tratta più di annunciare una presenza, ma di generare un movimento.
La landing page pre-fiera ha proprio questa funzione: trasformare una partecipazione in una destinazione. Dare al potenziale cliente un motivo per venire, una promessa chiara, un invito strutturato, una call to action che non suoni come una formula standard ma come un’opportunità concreta di incontro.
Non basta dire “ci saremo”
Questo è particolarmente vero nel B2B, dove la visita in fiera raramente nasce dal caso.
Dietro a uno spostamento, a un appuntamento, a una tappa inserita nel percorso della giornata c’è quasi sempre una decisione, anche minima, già maturata in anticipo.
Ecco perché una landing page ben costruita può fare la differenza: consente di lavorare prima sull’attenzione e poi sull’intenzione, accompagnando il prospect verso una scelta più consapevole.
In altre parole, aiuta l’azienda a non affidare tutto al traffico spontaneo dello stand, ma a iniziare a costruire relazioni già nei giorni e nelle settimane che precedono l’evento.
Naturalmente, però, tutto questo rappresenta solo la prima metà del lavoro.
Perché una fiera non si misura soltanto da quante persone passano, ma da quante relazioni restano davvero in mano all’azienda una volta spenti i riflettori.
Ed è qui che entra in gioco la seconda landing page, quella che quasi nessuno considera finché non si trova, puntualmente, a fare i conti con gli stessi problemi: biglietti da visita raccolti in tasca, appunti presi in fretta, contatti trascritti male, promesse di richiamare qualcuno “appena torniamo”, fogli Excel aggiornati con ritardo, informazioni parziali che non aiutano il commerciale a capire chi fosse davvero interessato e a cosa.
Una landing page pensata per la fase di fiera o immediatamente successiva serve esattamente a questo.
Non ha il compito di sedurre o convincere, ma quello di organizzare.
Può essere aperta da un tablet sullo stand, da uno smartphone, da un QR code stampato su un espositore, oppure usata direttamente dal commerciale mentre conversa con il visitatore.
La sua forza sta nel fatto che ogni dato inserito non rimane sospeso in una terra di mezzo fatta di memoria, carta e fogli sparsi, ma confluisce in un sistema ordinato, leggibile, pronto per essere lavorato.
La qualità del follow up nasce qui
Questa seconda pagina dovrebbe essere progettata con grande tecnica, perché da lei dipende una parte fondamentale della qualità del follow up.
Non bastano nome, cognome ed email.
Se la fiera ha davvero un valore strategico, allora la raccolta dati deve aiutare il team a capire da subito chi ha davanti.
Azienda, ruolo, area di interesse, prodotto richiesto, urgenza, potenziale, note commerciali, eventuali materiali da inviare, necessità di ricontatto: ogni informazione utile riduce la distanza tra l’incontro e l’azione successiva.
E soprattutto consente di fare una cosa che spesso, in assenza di un sistema, non si riesce a fare bene:
- Distinguere chi era realmente interessato da chi stava solo raccogliendo informazioni.
- Distinguere chi vuole essere ricontattato in tempi brevi da chi va inserito in un flusso più lento.
- Distinguere chi ha un’esigenza concreta da chi rappresenta un’opportunità più esplorativa.
Senza questa chiarezza, tutti i lead finiscono per assomigliarsi, e quando tutto sembra avere lo stesso peso il rischio è che nulla venga gestito con la giusta priorità.
Due pagine, due funzioni
È proprio qui che si comprende il valore di pensare alla fiera non come a un evento isolato, ma come a un processo.
La prima landing page lavora sull’attivazione; la seconda sulla continuità.
La prima avvicina le persone all’incontro; la seconda impedisce che quell’incontro si dissolva nel caos dei giorni successivi.
La prima crea attenzione qualificata; la seconda la trasforma in informazione utile e dunque in possibilità commerciale reale.
Visto così, il senso di averne due diventa quasi inevitabile.
Sarebbe difficile pensare con una sola pagina di fare bene entrambe le cose, perché si tratta di due momenti diversi, con due stati mentali diversi e due obiettivi profondamente differenti.
Chi sta valutando se passare allo stand ha bisogno di essere invitato, orientato, rassicurato, incuriosito.
Chi ha appena parlato con il team in fiera, invece, deve essere accompagnato dentro un sistema semplice, rapido e ordinato, che renda naturale lasciare i dati e che permetta all’azienda di non perdere il filo della conversazione.
Il vero errore, allora, non è tanto non avere una landing page, quanto pensare che basti una soluzione generica per coprire esigenze che generiche non sono affatto.
Una fiera mette in moto attenzione, spostamenti, conversazioni, possibilità, ma tutto questo ha bisogno di una struttura che regga il peso delle opportunità generate.
Altrimenti accade ciò che accade troppo spesso è che l’evento sembri andare bene, lo stand si riempie, i contatti non mancano, l’impressione generale è positiva, ma i risultati concreti, a distanza di qualche settimana, restano molto più deboli di quanto ci si aspettasse.
Non perché la fiera non abbia funzionato, ma perché è mancato il ponte tra presenza e risultato.
Ed è proprio quel ponte che due landing page ben progettate possono costruire.
La prima porta le persone nel posto giusto, nel momento giusto, con un’intenzione già attiva. La seconda raccoglie quello che è successo e lo consegna all’azienda in una forma finalmente utilizzabile. In mezzo ci sono lo stand, il commerciale, la relazione, il prodotto, il dialogo.
Ma senza queste due estremità digitali, tutto rischia di rimanere confinato dentro l’esperienza della fiera, invece di continuare a produrre valore anche dopo.
Oggi, più che mai, le aziende che ottengono di più dagli eventi non sono necessariamente quelle che hanno gli stand più grandi o i budget più alti, ma quelle che hanno capito che la presenza fisica da sola non basta.
Serve una regia, un pensiero e una struttura in grado di dare forma a ciò che accade.
In questa prospettiva, due landing page non sono un dettaglio operativo, né un eccesso di zelo da marketing.
Sono una scelta strategica, perché aiutano l’azienda a lavorare meglio prima, a raccogliere meglio durante e a valorizzare meglio dopo.
E soprattutto permettono di affrontare la fiera non come un momento da presidiare, ma come un processo da progettare con intelligenza.
Ed è qui che si gioca la differenza tra esserci e lasciare davvero il segno.
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